La percezione del dolore da 0 a 10

Misurare il dolore: le tre scale ufficiali (più una) per valutarlo e fornire al medico le indicazioni per trattarlo nel modo più corretto.

“Mi fa male!” Quanto: poco, moderatamente, molto? Dopo saper riconoscere il dolore, un altro aspetto fondamentale per la sua gestione è essere in grado di valutarne l’intensità. Sembra un compito facile, invece è più complesso di quanto si possa immaginare.

Innanzitutto perché la percezione che ne abbiamo è soggettiva. “Molto” per una persona potrebbe equivalere a “poco” per un’altra, secondo l’alta o bassa soglia di tolleranza. Ma non è la sola variabile che entra in gioco perché il dolore può essere definito e percepito, anche qualitativamente, in differenti modi da ciascuno: pulsante, bruciante, lancinante, fastidioso, invasivo, invalidante. Infine incide sulla sopportazione del dolore anche la sua durata: temporanea o cronica.

Allora, come si fa a misurare il dolore? Arrivare a comprendere quanto una persona soffre si può. Esistono infatti scale di misurazione validate, che hanno essenzialmente lo scopo di tradurre in numero l’intensità del dolore provato. Ne esistono principalmente tre: la scala visiva analogica (VAS), la scala numerica (NRS), la scala quantitativa verbale (VRS). A queste ufficiali se ne aggiunge una quarta: le faccine.

La scala visiva analogica (VAS)

E’ molto utilizzata e facilmente compresa dalla maggior parte dei pazienti. È costituita da una semplice linea retta di 10 cm con i due valori, massimo e minimo, alle estremità: a sinistra 0, corrispondente all’assenza di dolore, e a destra 10, il più elevato dolore possibile, intollerabile. 3 è il limite di sopportazione ammesso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il medico invita il paziente a pensare al dolore provato nell’arco della settimana, e gli chiede di indicare il punto che sulla linea lo rappresenta al meglio. Per una valutazione ancora più precisa, aggiungendo sulla linea un numero progressivo ad ogni centimetro, come in un classico righello, si potrà ottenere una scala numerica.

La scala numerica (NRS)

Valuta la quantità del dolore su una scala unidimensionale. Il medico chiede alla persona di scegliere il numero, da 0 a 10, che meglio descrive l’intensità del suo dolore in quel momento, con una domanda molto semplice: “Se 0 significa nessun dolore e 10 indica il peggiore dolore possibile, qual è il dolore che prova ora?”. A differenza della VAS, questa scala di misurazione non necessita della coordinazione visiva e motoria quindi ha maggior possibilità di essere completata con successo.

La scala quantitativa verbale (VRS)

Utilizza 6 specifici indicatori: dolore assente, lieve, moderato, forte, molto forte, intollerabile, con lo scopo di valutare la qualità del dolore provato dalla persona in esame. È una scala di valutazione e di interpretazione tra le più facili per il paziente, cui viene chiesto di definire il dolore verbalmente, utilizzando l’aggettivo più appropriato tra quelli proposti. Il suo uso è indicato soprattutto nella definizione del dolore in persone anziane o con deficit cognitivo e al Pronto Soccorso.

Le faccine

Una scala particolarmente adatta alla valutazione del dolore nel bambino è rappresentata dagli emoticons. Vengono sfruttate delle faccine con espressioni da molto sorridente a più o meno addolorata, e al bambino viene chiesto di indicare qual è la faccina che meglio rappresenta il suo stato doloroso e il suo disagio.

La “scala” delle terapie

In funzione della valutazione del dolore e dell’impatto che questo ha sulla quotidianità della persona, il medico potrà definire un trattamento adeguato.

Tra le soluzioni più innovative e prive di controindicazioni oggi disponibili in farmacia, troviamo un dispositivo medico brevettato “ionoattivo” in patch, che induce un effetto barriera e la formazione di microcorrenti spontanee e impercettibili dall’organismo umano. Queste due azioni, in sinergia tra loro, aumentano lievemente la temperatura della parte interessata dal dolore, alleviandolo. Completano “l’effetto benessere” gli estratti vegetali di Arnica e Artiglio del diavolo inseriti all’interno del patch.

Questo dispositivo, che può essere indossato fino a 24 ore al giorno e fino a 30 giorni consecutivi, è adatto al sollievo dei dolori articolari e muscolari quali mal di schiena, torcicollo, reumatismi, distorsioni, strappi e stiramenti.